Top

Margherita Oggero vista da vicino MilanoNera web press: Latest post Print this post Print this post
Invia questo articolo ad un amico Invia questo articolo ad un amico

Margherita Oggero è nata e vive a Torino. Ha insegnato lettere per 33 anni in vari tipi di scuole, da ultimo in un Istituto Tecnico. Ora è in pensione.

Aveva iniziato a scrivere da ragazza smettendo quasi subito. Negli anni 60-70 aveva scrito programmi radiofonici, tra i quali ricorda « Ricerca automatica », una specie di blob radiofonico.Si è dedicata alla scrittura solo dopo essere andata in pensione e il suo primo libro, “La collega tatuata”, è uscito nel 2002. Da questo libro è stato tratto il film « Se devo essere sincera » di Davide Ferrario con Luciana Littizzetto e Neri Marcorè. Sono seguiti « Una piccola bestia ferita« e “L’amica americana » tutti pubblicati da Mondadori. Nel 2006 è uscito « Così parlò il nano da giardino » per Einaudi ( libro molto diverso dagli altri, una fiaba per bambini, ma anche per adulti) e nel 2007 « Qualcosa da tenere per sé” ancora da Mondadori. Protagonista dei suoi libri è la professoressa Camilla Baudino, interpretata in televisione da Veronica Pivetti. Il personaggio non è autobiografico, in comune con l’autrice c’è solo la professione.

“Il rosso attira lo sguardo. Quattro stagioni di relazioni pericolose” è il suo ultimo lavoro: una romantica notte di Capodanno a due che si trasforma in una pericolosissima sfida; una irresistibile lolita che esige dal suo uomo una complicità sempre più ardita; il corpo di una donna vestita in un magnifico abito da sera rosso fuoco, sulla riva del mare; le conseguenze di un folle amore giovanile che stendono la loro ombra molto, troppo lontano. Ipiù di trent’anni fa, nel 1972, uscì La donna della domenica di Carlo Fruttero e Franco Lucentini. E fu subito un caso letterario. Era uno dei primi gialli italiani di qualità e, insieme, di successo. Vi si criticavano gli usi e i costumi di un intero paese appena uscito dal miracolo economico. Vi si coglieva l’immagine di una Torino elegante e inquieta. Quella città un po’ periferica ma industrialmente assai autorevole diventava oggetto di una parodia affettuosa, severa e divertita. E ancora oggi si sorride spesso, rileggendo quel romanzo. E’ un romanzo che l’ ha segnata nella sua scelta narrativa? Sì, in qualche misura. Prima di tutto perché si trattava di un giallo e rafforzava il mio convincimento che prima o poi (molto poi) mi sarei cimentata anche io nel genere; in secondo luogo perché dimostrava che il giallo poteva sottrarsi alla definizione di letteratura da treno; infine perché era permeato di un’ironia tutta piemontese che fa parte del mio modo di essere.

E’così piemontese il personaggio della “profia” da far pensare che l’ ha ispirato una persona effettivamente esistita, che fosse ricalcata su un modello vivente. E’ una mia impressione?

La profia è un personaggio di invenzione, o se si preferisce, l’insieme di tratti di carattere e tic presenti in varie persone che conosco, poi fusi e organizzati in una struttura coerente.

In passato c’ è stata l’ integrazione con alcuni problemi ”interni”, a Torino e al Piemonte legati all’ emigrazione, sicuramente non rimane più traccia. Secondo Lei E’ stato assorbito, fagocitato, trasformato dalla presenza degli albanesi. Ormai lo stesso calabrese, perfettamente integrato, parla con fastidio dei romeni e dei marocchini presenti sul posto. Essi insidiano il suo idillio con la città, che ingloba anche il tifo per la Juventus. Nessuno respira più quelle brezze antimeridionali. La Lega non ha qui una sua roccaforte. Bene o male, un’integrazione c’è stata. E’ una delle poche cose che han girato bene, negli ultimi decenni. Concorda? Che Impressione ha?

Ogni tipo di immigrazione comporta dei costi umani di sofferenza grandissimi da parte di chi emigra, e di disagio da parte di chi accoglie gli immigrati. Per fortuna, nel caso dell’emigrazione dal Mezzogiorno verso il Nord, la sofferenza e il disagio si sono risolti nell’arco di una generazione o poco più, invece temo che nel caso di immigrati provenienti da paesi lontani, con tradizioni e costumi assai diversi da quelli del paese di arrivo, la sofferenza e il disagio siano assai più profondi e possano sfociare –se non governati da una politica attenta e coerente- da una parte nel rifiuto della civiltà del paese ospite e dall’altra nella percezione dell’immigrato come nemico.

Raymond Carver è un grande scrittore. Qualcuno l’ha definito un «classico del Novecento». Le ragioni del suo successo non sono quelle dei best-seller di stagione, ma vivono nello spazio delle tensioni fondamentali di una vita umana, fatta di «caldo sangue e nervi», come scriveva Cechov, uno tra gli scrittori più amati da Carver. Quando Carver ottenne un dottorato honoris causa in Lettere dall’Università di Hartford pronunziò un discorso che prendeva le mosse da un pensiero «limpido e bellissimo» di santa Teresa, da lui definita «donna straordinaria»: «Le parole muovono ai fatti… Preparano l’anima, la rendono pronta e la portano alla tenerezza». La frase che Carver cita è tratta dal capitolo XXV della Vita scritta da se stessa. Santa Teresa si riferisce non alle parole in generale, ma alle «locuzioni interiori», alle parole che Dio rivolge a noi interiormente e che «non si odono con le orecchie del corpo, ma si sentono molto più chiaramente che non percependole con esse». «Le parole dell’intelletto non producono nulla, mentre quelle di Dio – scrive Teresa – sono accompagnate da effetti (es palabras y obras), cosa ne pensa? E visto che ritengo la sua scrittura etica, quali ritiene i suoi Maestri a cui si ispira nel suo Scrivere?

Siccome sono una laica convinta, non riesco a concordare con le parole di una santa mistica, soprattutto là dove dice che le parole dell’intelletto non producono nulla. L’elogio dell’irrazionale, della visceralità, del primato delle emozioni non mi lascia solo scettica, ma in opposizione. E’ il sonno della ragione che genera mostri, non il contrario, e la Storia è in grado di insegnarcelo. In quanto a Dio, è stato chiamato troppe volte in causa per benedire eserciti opposti, e le sue parole sono state interpretate secondo il proprio comodo, da “Dio lo vuole” per muovere le crociate, a “Gott mit uns” per distruggere l’Europa, un intero popolo e tutti coloro che non erano “eugeneticamente perfetti”.

Dal punto di vista etico, i miei maestri sono gli Illuministi, i filosofi della tolleranza da John Locke a Bertrand Russell a Lacan.

Recentemente ha detto “Temo che per ora non ci sarà un nuovo romanzo con Camilla Baudino. Ne ho già scritti quattro e non vorrei diventare ripetitiva. Camilla non è una investigatrice professionista come Mrs. Marple o la Signora in giallo. E’ una dilettante che investiga per caso e non vorrei che si trasformasse in una maschera con caratteristiche troppo fisse.”. Sarà veramente così? Non possiamo affezionarci come a Montalbano, a Pepe Carvalho, o l’ ispettrice Petra Delicato della sua collega Alicia Giménez-Bartlett?

Al momento ho voglia di cimentarmi in qualcos’altro. Nel futuro, chissà! Una Camilla Baudino che invecchia, che si modifica, che affronta altre questioni come l’adolescenza ribelle della figlia… ma potrebbe ancora piacere?

Come vede il mondo della scuola oggi?

Nell’insieme e con l’eccezione di aree felici, il mondo della suola oggi mi sembra alquanto disastrato. L’ho sostenuto, con molto rammarico, nel mio ultimo libro (Orgoglio di classe).

Cosa ne pensa della televisione? Tre anni fa alla Fiera del Libro di Torino ha detto “La tv mi ha già offerto di lavorare. Ho scritto quattro soggetti per delle storie gialle che sono già state girate e sono andate in onda, poi altri sei che saranno girati quest’estate e probabilmente altri otto. Mi piacerebbe anche scrivere per la televisione un film non giallo, ma per il momento è solo un progetto nella mia testa.” Continuerà questo rapporto anche senza la “profia” e cosa guarda come spettatrice Margherita Oggero?

Non so se il mio rapporto con la televisione continuerà. Penso di sì, ma al momento non c’è nulla di deciso.

Alla tv guardo soprattutto i documentari, le trasmissioni di approfondimento dell’attualità e qualche film. Raramente i telegiornali perché preferisco la lettura dei quotidiani, praticamente mai i reality e tutti i programmi in cui si litiga o si mettono in piazza i fatti propri.

Commenti

Nessun commento per “Margherita Oggero vista da vicino”

Inserisci un commento

 
 
Bottom