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Un bel tacer

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13 Responses

  1. ale scrive:

    Taci, nasconditi ed occulta
    i propri sogni e sentimenti;
    che nel profondo dell’anima tua
    sorgano e volgano a tramonto
    silenti, come nella notte
    gli astri: contemplali tu e taci.

    Pu palesarsi il cuore mai?
    Un altro potr mai capirti?
    Intender di che tu vivi?
    Pensiero espresso gi menzogna.
    Torba diviene la sommossa
    fonte: tu ad essa bevi e taci.

    Sappi in te stesso vivere soltanto.
    Dentro te celi tutto un mondo
    d’arcani, magici pensieri,
    quali il fragore esterno introna,
    quali il diurno raggio sperde:
    ascolta il loro canto… e taci!…

    di Fdor Ivanovic Tjutcev

    CARI SALUTI DA UNA “LOGORROICA” PENTITA! ALE

  2. Fabio Fracas scrive:

    @Ale: sono rimasto senza parole. Bravissima: sia nel farci riscosprire – o scoprire – questi meravigliosi versi di Tjutcev sia nel collocarli come ideale proseguo del silenzio di questo nostro 20mo appuntamento con “Lo spazio nero”. Un caro saluto,

  3. ale scrive:

    Grazie. Il valore del silenzio si scopre negli anni,e quando ci si accorge di aver usato male le parole.
    Se pensi a come una madre capisca sempre e al volo il silenzio di suo figlio piccolo e ne scorga la serenit contrapposta al pianto che significa pericolo e richiamo!
    Ha ragione il poeta, bisogna imparare a tacere, per distillare le parole opportune, quelle che nascono dalla serenit.
    Un caro saluto a te.

  4. Massimiliano scrive:

    Citazione per citazione, vorrei ricordare anche il bel pezzo dei Depeche Mode Enjoy the silence: “Words are very unnecessary / They can only do harm” (Le parole sono del tutto inutili / possono solo fare del male). Buon ascolto. Massimiliano

  5. Federica scrive:

    C’ il “Silentium!” di Tjutcev, che nasce dalla consapevolezza della non totale possibilit di comprensione reciproca con un’altra persona, e c’ un altro tipo di silenzio. Quello generato dalle troppe parole. Non un silenzio in senso fisico, certo. Per, con tutte le parole che si sprecano – citazioni attribute casualmente (quindi, decontestualizzate e snaturate), libri scritti parlando del nulla, pillole di saggezza casual-televisivo-popolari, non si dice nulla. E in questo modo anche quelle parole che portano un contenuto, un messaggio cadono nell’oblio. Tanto varrebbe tacere.

  6. Fabio Fracas scrive:

    @Ale: il silenzio del “capirsi senza parole”, come quello tra madre – e padre – e i figli una delle prime e pi alte forme di comunicazione non verbale. Il problema che, spesso e come giustamente scrivevi, negli anni quel silenzio si perde salvo poi il poterlo – doverlo – riscoprire con il sopraggiungere della consapevolezza. Non tutti per hanno la voglia, o la forza, di farlo e magari usano altre forme di comunicazione – come quella scritta, Federica – per infrangere il silenzio. O per non confrontarcisi. Invece – almeno dal mio punto di vista – il silenzio ha la stessa forza delle parole. E qualche volta, di pi. Un caro saluto,
    @Massimiliano: ottima citazione. Tra l’altro i Depeche Mode sono uno dei gruppi che seguo, musicalmente parlando, fin dall’esordio con l’album “Speak and Spell” e attraverso tutte le loro mutazioni e rinascite. In un altro post, nel mio piccolo blog di servizio http://macadam.splinder.com, avevo anche parlato – sempre sul silenzio – di John Cage. Forse sarebbe il caso di tornare ad occuparci, in una futura puntata de “Lo spazio nero” del rapporto suono/parola/silenzio. Grazie per il tuo prezioso suggerimento e un caro saluto,
    @Federica: nel frastuono impossibile riconoscere ogni singola voce. E questo vale anche, e soprattutto nella letteratura. Lo scorso anno sono state pubblicate – mi ripeto – circa 65.000 novit editoriali. Un mare magnum dove la qualit fa, comunque, fatica a emergere. Non solo: per molti critici – categoria alla quale non mi sottraggo di appartenere – quasi tutto quello che leggono un capolavoro. E lo scrivono sui giornali, sui blog o in qualsiasi altro pubblico contesto. Personalente faccio molta fatica a trovare capolavori e sono anni che non mi sento di usare questa definizione per un testo. Eppure questa spettacolarizzazione della letteratura, questo renderla un insieme di “capolavori” non altro che una traslitterazione, in termini, di quanto tu stessa hai scritto: “libri scritti parlando del nulla, pillole di saggezza casual-televisivo-popolari” che vede -a mio avviso – nei modelli televisivi e nei tanti tuttologi che abitano i palinsesti la propria forma pi palese. Per questo motivo – e anche per altri – spesso “quelle parole che portano un contenuto, un messaggio cadono nell’oblio”. Oppure, cadono in un piccolo spazio nero che ha ancora la possibilit – e la forza, grazie a tutti voi – di contenerle. Un caro saluto,

  7. Federica scrive:

    E allora viva lo Spazio Nero!

  8. Fabio Fracas scrive:

    @Federica: non puoi che trovarmi d’accordo! 😉 Un caro saluto,

  9. daniela scrive:

    IV canto dell’Inferno dantesco (il limbo-i non battezzati),il Nostro nel vs 104,dopo aver visto Omero, Orazio e Ovidio dice:”…parlando cose che ‘l tacere bello…”,da qui l’erronea attribuizione a Dante,anche se in realt il significato simile!

  10. Gatto scrive:

    Claudio Monteverdi un compositore e scrive musica!

    Il librettista de “Il ritorno d’Ulisse in patria” Giacomo Badoaro.

  11. Claudio Romeo scrive:

    La frase è tratta da “La Marfisa bizzarra”, di Carlo Gozzi. Trovi l’e-text presso Liber Liber: http://www.liberliber.it/biblioteca/g/gozzi/la_marfisa…/la_mar_p.pdf
    Ciao!

  12. Andrea scrive:

    Il fatto che la frase di Jacopo Badoer “Un bel tacer mai scritto fu” sia stata ripresa 125 anni dopo da Carlo Gozzi diventando “un bel tacer non fu mai scritto” dimostra, secondo me, come si fosse assai diffusa nell’ambito letterario veneziano.
    La Marfisa bizzarra si può trovare ora anche in books.google.com
    Un saluto a tutti!

  1. 4 gennaio 2011

    […] Vi piace il tema? http://milanonera.hotmag.me/?p=1131 […]

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